martedì 11 febbraio 2014

ONU E UE: Rieducazione forzata dei bambini sul modello GAY


10.2.14

ONU E UE: RIEDUCAZIONE FORZATA DEI BAMBINI SUL MODELLO GAY 

 


di Gianni Lannes

L’offensiva del nuovo ordine mondiale è ormai evidente, ma in Italia domina il letargo della ragione. E’ in atto una convergenza di attacchi intrusivi alla famiglia e alla libertà delle persone, che fa a pezzi l’etica. Già, ma chi se n’è accorto? Quasi nessuno. Ma c'è di più e di peggio: lo sdoganamento finale della pedofilia.  

Prendiamo a riferimento la recente approvazione del parlamento europeo della relazione Lunacek: un atto che impegna i paesi membri ad approvare una serie di modifiche legislative che vanno dalla legge contro l’omofobia ai matrimoni gay fino alle adozioni da parte di coppie gay, condita da raccomandazioni sulla rieducazione sessuale da impartire fin dalle scuole dell’infanzia. Con tanti cari saluti alla sovranità legislativa degli Stati nazionali. 
Non è tutto. Ne avevo già argomentato. Ecco, dunque, il rapporto del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dei minori. Diciotto esperti, scelti non so come e da chi, i quali ordinano al vaticano non solo di modificare le sue idee in fatto di aborto, omosessualità e leggi al riguardo, ma perfino di stravolgere i programmi scolastici in vigore nelle scuole cattoliche. Proprio così.
Si invita con forza la Santa Sede a prendere provvedimenti e misure per rimuovere dai libri di testo in uso nelle scuole cattoliche - ossia in scuole non statali, per la maggior parte gestite da cooperative di genitori, dunque libere - gli “stereotipi di genere” (“to remove from Catholic Schools textbooks all gender stereotyping”). Allora, quali stereotipi? Chi decide cosa siano gli stereotipi di genere? Tipo chiamare “padre” e “madre”  i genitori?
Altrettanto preoccupante è l’ingerenza nell’ambito scolastico. Non mi interessa che siano cattoliche, valdesi, ebraiche, atee o che altro. Ora è in ballo la libertà di scelta in campo educativo, un valore delicatissimo, tutelato persino dalla Costituzione (stracciata dal Trattato di Lisbona).
Chi diamine è l’Onu per dire cosa una scuola pubblica o privata deve mettere o non inserire nei programmi scolastici, fatto salvo il rispetto della legislazione vigente e gli standard formativi previsti dal ministero dell’Istruzione?
Prima ancora di entrare nel merito, trovo insopportabile la violenza con cui si procede, l’ingerenza. E la volontà “rieducativa”, travestita da progresso dei diritti civili. Ma quali e decisi da chi?
Eppure nessuno insorge. Sembra normale. Ci scandalizziamo se l’Europa ci impone il rigore e non diciamo nulla se ci toglie la libertà di pensare. Di educare i nostri figli, di pronunciare le parole “padre” e “madre”. 
Alle Nazioni Unite e all’Europa delle banche telecomandante dei bambini stuprati, violentati o uccisi non interessa niente. In Italia soltanto nel 2013 - secondo il ministero dell’Interno - sono spariti più di 3 mila minori.
Il paradosso è che l’Onu non ha nemmeno bisogno di agitarsi troppo. Perché le sue indicazioni sono state anticipate anzitempo, quasi ovunque in Italia grazie al governo Monti (alla voce Fornero). In  numerose scuole i moduli di iscrizione hanno sostituito “padre” e “madre” con “genitore 1” e “genitore 2”. Il tutto senza che il popolo, o gli eletti dal popolo, siano stati minimamente consultati.
  
Questa convergenza di iniziative sempre più impositive prima che essere contrarie al buono senso e alla ragione, prima che essere un’ingerenza negli affari di altri Stati, prima che essere un attentato (legalizzato) alla libertà religiosa, sono fastidiosamente illiberali. Perché impongono uno standard coercitivo della mentalità dominante.
Di più: una nuova morale. Quella per cui la differenza biologica tra maschio e femmina non conta e la distinzione tra i sessi è frutto di scelte culturali, germinate dal contesto. Pensiero legittimo, ma un pensiero. E nessun organismo nazionale o internazionale dovrebbe arrogarsi di imporre un pensiero.
E’ già accaduto nelle dittature. 

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